ovvero: Una tranquilla domenica di fine estate
Ultima domenica di agosto, tanto caldo che pare anche il lastricato vada evaporando. Le correnti di calde intorbidano l'aria altrimenti limpida.
Sono le maledette 14,30 paramecio & Compagna sono di ritorno da una tasferta ad Amatrice per santificare con la loro presenza una sagra altrimenti scialba, animata da un invasato stonato che si è agitato una intera serata sul palco spacciandosi per Freddy Mercury. Solo l'ottima pasta è riusciata a tenere impegnato il paramecio abbastanza a lungo da impedirgli di mordere alla gola il profano strillone (i parameci quando si tocca Freddy so' terribili, si sa!).
Ma sabato è passato, l'amatriciana è digerita e rimpianta, l'ora di pranzo sta svanendo come le ultime tracce di umidità nell'aria e i due vagano smarriti in un paese deserto. Todi alle 14,30 è più vuota delle casse dell'Alitalia, ma per fortuna la Provvidenza e la carta di credito valgono a garantire un pasto nell'unico ristorante aperto.
15,30 il caldo non è calato e a poco è valsa un'overdose di Vigorsol e Todi, se non l'avete presente, è tutta maledette salite assolate (pure se piove!).
I due malcapitati (La compagna del paramecio doppiamente malcapitata perchè s'è pure scelta il paramecio) intravedono increduli un angolino all'ombra e pure panoramico, mentre poco più avanti si trascina, aiutandosi con un bastone, un tipo dall'aspetto vagamente equivoco.
Il tipo si ferma davanti ad un portone proprio vicino l'agognata ombra ed inizia a trafficare con la serratura. Il tipo inizia a sussurrare alla serratura, poi la insula prima di prenderla a capate ma il portone resta insensibilmente chiuso!
Intanto Paramecio & Compagna chiacchierano tentando di ignorare il caldo, le imprecazioni ed il sordo rumore delle capate quando ad una tipica esclamazone in vernacolo napoletano del paramecio il tizio si volta come colto da un'illuminazione, gli occhietti sottili e sbiechi fissi sul Paramecio:
Il tizio guarda subdolo il Paramecio
Il paramecio guarda l'ombra dietro al tizio
La compagna del paramecio ne approfitta per fare un telefonata
Tizio (guardando convinto il paramecio): Tu! Adesso tu' m'aiuti ad aprire il portone!!!
Paramecio (guardandosi intorno e scoprendo di esser rimasto solo):Io?
Tizo: si ti ho sentito, ora tu mi aiuti
Paramecio: Beh certo! (lieto che non gli sia stato chiesto di preparare una pizza o suonare il mandolino!)
Facendo ricorso alle lezioni inparate nei ghetti dietro Forcella e pure un poco all'università, ma sopratutto girando la chiave nella direzione giusta il paramecio riesce nell'impresa senza lasciare impronte digitali.
Paramecio (aprendo il portone): ecco fatto
Tizio(pronunciando la frase come una minaccia): Bene, ora entrate a vedere il negozio! Vendo mobili antichi!
Paramecio: Che cul.. ehm certo
Compagna di paramecio (sussurrando): ma non è che questo ci chiude in una stanza e butta via la chiave??
I due rassegnati entrano, ed il tizio bieco prova a vendere loro qualsiasi cosa presente nel negozio.
Il paramecio si avvicina ad una madia in simil truciolato
Tizio: quello è del settecento, tutto in noce
Il paramecio osserva il tizio inarcando un sopracciglio
Tizio: inizio ottocento, guarda che belle tinte ha il mogano
Il paramecio assottiglia le labbra
Tizio: vabbè se volete ho anche quella credenza affianco è in noce, del settecento... se volete posso anche affittarvi un appartemento... sapete di mia sorella che è stata sfortuna...
Dopo 45 minuti estenuanti i due riescono subdolamente a defilarsi guadagnando le assolate discese di Todi per poi ficcarsi in auto e lasciarsi rosolare dai sedili bollenti.
Il ricordo di Todi, delle salite e del tizio bieco rimarrà indelebile nelle loro memorie fino al prossimo bicchiere di amaro del capo.