| Gridasti: Soffoco Non potevi dormire, non ormivi... Gridasti: Soffoco... Nel viso tuo scomparso già nel teschio, Gli occhi, che erano ancora luminosi Solo un attimo fa, Gli occhi si dilatarono... Si persero... Sempre ero stao timido, Ribelle, torbido; ma puro, libero, Felice rinascevo nel tuo sguardo... Poi la bocca, la bocca Che una volta pareva, lungo i giorni, Lampo di grazia e gioia, La bocca si contorse in lotta muta... G. Ungaretti |
Se dovessi usare un aggettivo, identificarlo con una parola, la prima cosa che mi viene in mente è Bello. Era bello, di una bellezza evidente ma non prepotente, semplicemente c'era, non ne abusava era semplicemente una parte di lui. Come il suo sorriso, ti ammaliava con quel sorriso. Riusciva a tirarlo fuori con serena pacatezza anche quando il resto del mondo sembrava impazzire ed era maledettamente, splendidamente contaggioso. Quello che fa male non è il dolore della perdita, il senso di vuoto, quello si insinua con subdola lentezza e altrettanto subdolamente si impara a sopportarlo... Quello che fa male è sapere di quel suo sorriso che gli è stato violentato fino a farlo sfiorire in una smorfia di dolore Atroce come l'eco dei suoi lamenti che sono giunti fin nella casa del mio esilio Fa male l'immagine di quela bellezza deturpata dal male e dalla consapevolezza, lucida fino all'ultimo suo soffocato respiro, di cosa gli stava succedendo. Fa male pensare a tanta vitalità consumata in un soffio, soffiata via come petali di un fiore appassito, pochi brandelli di uomo rimasti da abbracciare nel momento del dolore, troppo fragili per poterli stringere, Quello che resta è il ricordo di quella bellezza spudorata ma non prepotente e il calore di quel sorriso. Mi mancherai. |